La Fondazione e la s.r.l. partecipata

La C.T.R. della Liguria con sentenza n. 212/07 del 22/1/2014 ha esaminato il caso di una Fondazione che aveva costituito una s.r.l., da lei totalmente controllata, per esternalizzare il ramo di attività di impresa commerciale, in modo da rimanere titolare della sola parte dell’attività istituzionale. Si tratta, come è noto, di una delle possibili modalità di gestione delle attività “commerciali” in un’ottica di “gruppo” non profit/profit.

L’Agenzia delle Entrate aveva contestato alla Fondazione di avere goduto in modo illegittimo dell’esenzione da imposta sulle donazioni, in quanto la presenza della s.r.l. totalmente partecipata ne avrebbe “snaturato” il carattere, privandola di una reale autonomia patrimoniale e, in sostanza, perseguendo di fatto scopi estranei a quelli previsti dalla legge per godere dell’esenzione dall’imposta. In sostanza l’Agenzia delle Entrate riteneva che la Fondazione, in presenza della s.r.l. totalmente controllata, avesse “abusato” della sua forma giuridica per godere in modo illegittimo della suddetta esenzione. 

 

La C.T.R. ha rigettato totalmente le pretese dell’Agenzia delle Entrate, statuendo alcuni punti molto interessanti per gli enti non profit in genere:

a)la Fondazione e la s.r.l. hanno “agito in modo trasparente e corretto mediante la separazione dell’attività commerciale da quella istituzionale”, in quanto “tale comportamento trova ragione  apprezzabile nel fine di semplificare e rendere trasparente la gestione mettendo al riparo dai rischi d’impresa la Fondazione stessa, in quanto la s.r.l. risponderà con i suoi beni e non con quelli della Fondazione”;

b)il legame tra la Fondazione e la s.r.l. non integra “comportamenti che possano rientrare nella fattispecie dell’abuso del diritto o quanto meno di elusione fiscale”, in quanto nel caso di specie “mancano i presupposti per poter rilevare un comportamento finalizzato al conseguimento di indebiti vantaggi fiscali ottenuti con l’uso distorto di strumenti giuridici allo scopo di ottener un risparmio fiscale in difetto di altre ragioni economicamente apprezzabili, che invece sono presenti e che hanno giustificato l’operazione;

c)è vero che la Fondazione poteva (continuare a) svolgere l’attività commerciale al suo interno, istituendo un “ramo commerciale” con apposite scritture contabili separate, ma tale possibilità di scelta tra impostazioni differenti (attivazione di ramo “commerciale” interno o costituzione di una s.r.l. dedicata), è lecita in quanto “se il contribuente fa  … uso di strumenti che l’ordinamento gli mette a disposizione (ciò) non può essere considerato un uso distorto”;

d)in particolare non è vero che in caso di partecipazioni totalitarie la società controllata “sia un soggetto fittiziamente interposto, visto che il legislatore nel prevedere anche le società unipersonali, avrebbe legittimato, in tali casi, la simulazione”.

La sentenza è molto importante perché statuisce, in sintesi, che un ente non profit rimane tale, ai fini fiscali, anche se controlla totalmente una s.r.l. che svolge attività di impresa commerciale, per cui l’ente continua a godere delle agevolazioni fiscali previste dall’ordinamento. Tale situazione non configura alcun abuso del diritto o elusione che dir si voglia, se vi sono ragioni sostanziali valide ed apprezzabili.

Tale principi sono interessanti se si considera che l’Agenzia delle Entrate sostiene che le ONLUS non possono detenere partecipazioni in società, salvo i casi di meri investimenti finanziari oppure di società che siano anche “imprese sociali” ex D. Lgs. 155/2006. Tale posizione rigida è giustificata, secondo il fisco, dal pericolo di traslare sul soggetto profit i vantaggi derivanti dalle agevolazioni fiscali goduti dal soggetto non profit/ONLUS. Tale situazione, se riscontrata in concreto, potrebbe anche legittimare il fisco a dichiarare l’ente non profit decaduto dalla qualifica di ONLUS, con recupero di imposte e sanzioni in funzione delle attività effettivamente esercitate e con il (noto e controverso) problema della devoluzione del patrimonio.

E’ ovvio che questa posizione del fisco costituisce un rilevante impedimento alla strutturazione di eventuali gruppi non profit/profit. 

La sentenza in esame si pone quindi in linea di rottura con la posizione del fisco in materia di ONLUS, ribadendo un concetto molto semplice: se vi sono valide ragioni economiche e organizzative non si può impedire a nessuno, anche ad un ente non profit, di strutturarsi come meglio crede, utilizzando le forme giuridiche previste dall’ordinamento e, in tal caso, l’ente non può essere sanzionato in modo surrettizio tramite la perdita delle agevolazioni fiscali che gli spettano considerando il suo solo status soggettivo e oggettivo.

 

comments powered by Disqus