LUCI E OMBRE DELLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

 

(Si riporta un estratto dal libro scritto dal dott. Tiziano Cericola – La riforma del terzo settore – 2^ edizione – febbraio 2018).

Luci e ombre della riforma del terzo settore

La riforma, quando sarà completata, avrà sicuramente un impatto positivo sul sistema degli “Enti del Terzo Settore”: si pensi alle rilevanti novità in tema di elencazione dei settori di intervento “qualificati”, di scritture contabili e di bilancio, di trasparenza verso il pubblico, di controllo interno ed esterno, di agevolazioni fiscali per il fund raising e per la gestione ordinaria. Tuttavia può essere utile segnalare alcune criticità della riforma, su cui ci si soffermerà più diffusamente nei prossimi capitoli.

Partendo dalla legge delega si nota che, per motivi di opportunità politica e di competenza nei controlli, sono stati volutamente esclusi dalla riforma rilevanti settori del non profit

Si pensi  alle cooperative sociali, che restano disciplinate dalla L. 381/1991, salvo alcuni marginali interventi di coordinamento con la riforma, per cui in futuro  a fianco delle tradizionali “cooperative sociali” (ex L. 381/1991 appunto) vi saranno (tra l’altro)  le “cooperative imprese sociali” (ex D. Lgs. 112/2017) con ambiti di intervento, sistemi di governance e di controllo simili ma non  omogenei. 

Si pensi alle fondazioni ex bancarie, che restano disciplinate dal D. Lgs. 153/1999, salve le norme che confermano l’obbligo di finanziare il sistema degli ETS e quelle che redistribuiscono anche a tali enti o al loro ente di rappresentanza una parte dei posti nei nuovi organismi di controllo e di promozione degli ETS, mentre altri tipi di fondazioni di erogazione, come le  “fondazioni di comunità”, che hanno comunque un’origine in parte (non del tutto) bancaria, e le recenti “fondazioni d’impresa” potranno rientrare nel nuovo Codice del Terzo Settore. 

Inoltre non sono toccati dalla riforma i sindacati e i partiti politici, che sono giuridicamente delle associazioni non riconosciute.

Entrando nella riforma concretamente attuata si nota come uno degli scopi primari della legge delega era quello di creare un quadro  normativo tendenzialmente riferibile a (quasi) tutto il sistema degli enti non profit, mentre i decreti delegati hanno  percorso una strada diversa creando un nuovo “sottosistema” degli “Enti del Terzo Settore” (ETS), che coesiste e si sovrappone alle preesistenti discipline civilistiche e fiscali degli enti non profit, come illustrato nei punti che seguono.

a)La riforma non ha rinnovato il libro I del Codice Civile, in materia di comitati, associazioni e fondazioni, ma ha creato una nuova legislazione civilistica parallela riferibile alle sole associazioni e fondazioni (non ai comitati) che vorranno acquisire la qualifica di ETS, entrando nel nuovo Registro Unico Nazionale Terzo Settore. E’ facile prevedere che questa scelta porterà ad un complesso lavoro giurisprudenziale che, negli anni, tenderà  ad estendere parte/tutta la nuova legislazione civilistica degli ETS anche agli enti non profit non iscritti al Registro Unico Nazionale T.S.. In sostanza lo stesso risultato (una legislazione abbastanza omogenea) si otterrà per vie traverse, mentre si poteva cercare di raggiungerlo subito, con maggiore certezza per tutti gli operatori del settore. 

b)La riforma non ha uniformato le attuali disposizioni in materia di concessione della personalità giuridica, che prevedono la competenza delle Regioni e dello Stato (tramite le Prefetture), con norme e soprattutto prassi disomogenee, ma ha creato un terzo percorso completamente autonomo: l’acquisto della personalità giuridica da parte delle associazioni e fondazioni (esclusi i comitati) potrà avvenire, in via alternativa, tramite l’iscrizione al Registro Unico Nazionale T.S..

c)La riforma non ha rivisto e uniformato il regime applicabile al settore dello sport dilettantistico (a.s.d. e s.s.d.), lasciando pertanto al di fuori del Registro Unico Nazionale circa la metà degli enti non profit esistenti in Italia.

d)Come per la legislazione civilistica, la riforma ha creato una duplicazione di regimi fiscali, prevedendo norme applicabili ai soli ETS iscritti al Registro U.N.T.S., tra l’altro in larga parte recuperate dagli attuali testi normativi con una discutibile operazione di “copia e incolla” parziali, lasciando inalterato il regime fiscale per gli altri enti non profit che non potranno o non vorranno accedere al nuovo Registro U.N.T.S.. Anche per gli ETS iscritti al Registro U.N.T.S. resta applicabile la tradizionale distinzione fiscale tra “enti commerciali” ed “enti non commerciali”, in funzione dell’esercizio  prevalente/non prevalente di attività “commerciali/non commerciali”, con l’aggravante di dover analizzare se esse siano o meno svolte “con modalità commerciali”, riprendendo e ampliando quanto previsto in materia di esenzioni da IMU per taluni enti non profit. La riforma inoltre vede con sfavore l’esercizio di attività “economiche/commerciali” da parte degli ETS,  regolarmente iscritti al Registro U.N.T.S., se  svolte “con modalità commerciali”,  spingendoli ad acquisire la veste di “imprese sociali”, gravata però di maggiori oneri burocratici.

f)La riforma ha dato pieni poteri all’Agenzia delle Entrate di controllare in via autonoma tutti gli ETS, sia per gli aspetti prettamente fiscali delle concrete attività svolte che per il rispetto dei requisiti previsti per l’accesso e la permanenza nel Registro U.N.T.S., per cui potrà disconoscere le agevolazioni fiscali senza previamente rapportarsi agli organi preposti al controllo del sistema degli ETS (Ministero del Lavoro, Registro U.N.T.S., Cabina di Regia), che dovranno quindi “contrattare” con l’Agenzia delle Entrate i reciproci spazi di intervento e, in definitiva, di “potere”; si rischia pertanto la riproposizione del confronto/scontro già vissuto in passato tra l’Agenzia per il Terzo Settore e la ben più potente Agenzia delle Entrate.

g)In linea generale la riforma prevede maggiori obblighi in tema di contabilità, bilancio, trasparenza e governance per cui vi sarà un aumento dei costi di gestione, di cui soffriranno particolarmente gli enti di minori dimensioni. 

h)La riforma entra in vigore non in modo unitario ma “a stralci”: essa parte dal 3/8/2017 (entrata in vigore formale del Codice del Terzo Settore), ha un primo snodo importante dall’1/1/2018 (es. agevolazioni per le erogazioni liberali) e arriva per tappe successive fino all’1/1/2020, che dovrebbe essere la data presunta di operatività del RUNTS e quindi di completamento dell’operatività dell’intera riforma). Tale sistema crea problemi di gestione operativa del lungo periodo intermedio, in cui rimangono temporaneamente in vita varie norme preesistenti da coordinare con le nuove disposizioni, in un intreccio che richiederà un importante sforzo interpretativo da parte del Ministero del Lavoro, dell’Agenzia delle Entrate e della dottrina.

i)Infine molte norme della riforma sono scritte in modo a-tecnico e/o infelice, creando problemi di comprensione e dubbi sulla volontà effettiva del legislatore,  cui dovranno porre rimedio i decreti attuativi e le successive circolari ministeriali.

 

Si segnala che in fase di approvazione finale del Codice del Terzo Settore la conferenza Stato/Regioni non ha dato il proprio consenso, in quanto ritenuto non del tutto conforme alle competenze regionali come previste dalla Costituzione. Inoltre due Regioni hanno proposto ricorso alla Corte Costituzionale per violazione delle prerogative regionali, per cui occorrerà attendere la sentenza per capire se vi saranno modifiche normative ad hoc e/o altri ritardi nella concreta attuazione della riforma.

 

CRITICITA' DELLA RIFORMA

PARZIALITA' NON COMPRENDE ALCUNE CATEGORIE DI E.N.P.: COOP. SOCIALI, FONDAZIONI BANCARIE, A.S.D./S.S.D.
CARENZA DI UNITARIETA'

-CREAZIONE DI UN SOTTO-REGIME CIVILE E FISCALE PER PARTE DEGLI E.N.P. (->I NUOVI E.T.S.);

-PERMANENZA DEL “VECCHIO” REGIME CIVILE E FISCALE PER GLI E.N.P. ESTERNI ALLA RIFORMA (X ESCLUSIONE ESPLICITA O X SCELTA).

CARENZA DI COMPLETEZZA

-LE NORME DELLA RIFORMA NON DISCIPLINANO DA SOLE IN MODO COMPLETO I NUOVI E.T.S.;

-RESTANO VALIDE PER GLI E.T.S. ANCHE LE “VECCHIE” NORME CIVILI, DI SETTORE E FISCALI IN QUANTO APPLICABILI E/O COMPATIBILI.

ENTRATA IN VIGORE EFFETTIVA

-LE NORME DEL C.T.S. HANNO ENTRATA IN VIGORE EFFETTIVA DIVERSIFICATA PER STRALCII, CON DATE FISSE E DATE VARIABILI

-DAL 3/8/17 FINO ALL’1/1/2020

COSTI AGGRAVIO DI BUROCRAZIA/COSTI PER GLI E.T.S. (SPECIE SE PICCOLI)
CARENZA NORMATIVA

VARIE NORME SCRITTE IN MODO A-TECNICO O INFELICE;

DIFFICOLTA’ DI COMPRENSIONE E DI INTERPRETAZIONE

 

comments powered by Disqus