IL VOLONTARIATO NEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE

Capitolo tratto dal libro “IL VOLONTARIO NEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE” in corso di pubblicazione presso Centro Servizi Volontariato Sardegna Solidale (maggio 2020)

 

2.5 - Il volontario nelle ODV e nelle APS

Il CTS prevede che tutti gli ETS possano avvalersi delle prestazioni gratuite dei volontari, ma vi sono due tipologie di ETS la cui identità è necessariamente vincolata alla presenza qualificata dei volontari.

 

 

2.5.1 – Le ODV ⋅ Organizzazioni di volontariato

L’art. 32 CTS prevede che le organizzazioni di volontariato siano iscrivibili al RUNTS come tali se ed in quanto operano “avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati”

A presidio di tale principio l’art. 33 CTS impone alle ODV il rispetto di due criteri, uno qualitativo e uno quantitativo:

a) le prestazioni di lavoro retribuito (subordinato, autonomo o di altra natura) possono sussistere “esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure nei limiti occorrenti a qualificare e specializzare l’attività svolta”;

b) ”in ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al cinquanta per cento del numero dei volontari”.

Il CTS prevede quindi che le ODV siano caratterizzate, rispetto a tutti gli altri tipi di ETS, dal fatto di operare, in via esclusiva o prevalente, tramite l’apporto di soci-volontari, cioè di persone aventi la qualifica giuridica di “socio” dell’associazione e che prestano effettivamente l’attività a titolo gratuito. Questo comporta che i soci-volontari saranno iscritti sia nel “libro degli associati o aderenti” (art. 15, comma 1, lett.a), CTS) che nel registro dei volontari (art. 17, comma 1, CTS), se prestano attività in modo “non occasionale”.

La norma conferma, in modo indiretto, che anche nelle ODV possono sussistere soci “inerti”, cioè soci che per motivi personali non possono svolgere attività di volontariato e che, pertanto, non saranno iscritti nel registro dei volontari e non saranno coperti dall’assicurazione obbligatoria. 

D’altro canto è pacifico che anche le ODV possono impiegare volontari non associati, sia “occasionali” che “non occasionali”, ma la loro presenza non influisce sul rapporto di “prevalenza” previsto dall’art. 33 CTS. I volontari non associati andranno iscritti solo nel registro dei volontari, se “non occasionali”.

La presenza del rapporto di prevalenza non superiore al 50% (<50%), previsto in modo inderogabile dall’art. 33 CTS tra numero dei lavoratori retribuiti e soci-volontari, pone alcuni problemi interpretativi, sia in ordine alla corretta comprensione dei dati da considerare nel calcolo che per le conseguenze in caso di suo superamento.

 

 a) Le modalità del conteggio

Per il primo aspetto la norma fa riferimento al “numero” dei lavoratori e dei volontari, per cui pare che non si debbano prendere in considerazione le modalità temporali di svolgimento delle rispettive prestazioni. In altre parole; un dipendente a tempo pieno e uno a part time hanno lo stesso peso, così come un rapporto di lavoro ha lo stesso peso sia se di durata annuale che infrannuale. Allo stesso modo un socio-volontario attivo per tutto l’anno ha lo stesso peso di un socio-volontario attivo solo per pochi giorni all’anno. Inoltre la norma non precisa su quale arco temporale debba essere effettuato il conteggio di prevalenza (annuale o infrannuale).

Su questi punti può essere di aiuto considerare un’analoga disposizione vigente per le cooperative sociali di tipo B), cioè le cooperative di “inserimento lavorativo”. Per tali cooperative l’art. 4, comma 2, della L. 381/1991 prevede che le “persone svantaggiate” (invalidi, ecc.) devono “costituire almeno il trenta per cento dei lavoratori della cooperativa”. Il Ministero del Lavoro ha precisato (interpello n. 17 del 20/7/2015) che la L. 381/1991 non richiama “in alcun modo criteri afferenti all’orario di lavoro effettivamente svolto dai soggetti disagiati”, in conformità alla ratio della legge che mira a creare opportunità di lavoro per tali soggetti a prescindere dal loro impiego a tempo pieno o a tempo ridotto, per cui “si ritiene che la determinazione del 30% dei soggetti svantaggiati vada effettuata per “teste” e non in base alle ore effettivamente svolte dai lavoratori stessi”. Inoltre il Ministero, ribadendo quanto già indicato nell’interpello n. 4 del 3/3/2008, ha precisato che il limite del 30% “debba essere inteso quale media annuale dei lavoratori in forza (…) anche in conformità alle più recenti normative comunitarie e nazionali che si riferiscono al “parametro annuo” per la verifica del requisito di PMI”.

Il Ministero fa salvo quanto previsto dalle singole leggi regionali inmaeria di cooperative sociali che possono indicare un arco temporale più contenuto rispetto all’anno (ad es. per le Regioni Sardegna, Emilia-Romagna e Lazio il controllo va fatto su un periodo di 6 mesi).

Prendendo spunto da quanto previsto per le cooperative sociali di tipo b), e aderendo al dato letterale della norma del CTS, si può fondatamente ritenere che il rapporto non superiore al 50% previsto dal CTS tra lavoratori e soci-volontari vada conteggiato per “teste”, sia per i lavoratori retribuiti che per i soci-volontari, con riferimento all’esercizio sociale di 12 mesi (o di durata inferiore in fase di costituzione o di cessazione), senza considerare le variazioni intervenute nel corso di tale periodo

Si ricorda che, al momento, non vi sono istruzioni ministeriali dedicate a questo punto specifico del CTS.

In caso di condivisione del metodo sopra indicato occorre che le ODV prestino particolare attenzione alla dinamica dell’impiego dei lavoratori retribuiti e dei soci-volontari per evitare di superare il limite di legge.

 

Valgano i seguenti esempi di conteggio del limite.

Caso 1)

Lavoratori retribuiti durante il 2020: in totale n. 10. 

Soci-volontari presenti all’1/1/2020 n. 20, iscritti durante il 2020 n. 10, cancellati durante il 2020 n. 5. Volontari totali da assumere per il calcolo n. 30.

Rapporto lavoratori/soci-volontari: 10/30 = 33% (limite rispettato in quanto <50%).     

 

Caso 2)

Lavoratori retribuiti durante il 2020: in totale n. 10.

Soci-volontari presenti all’1/1/2020 n. 10, iscritti durante il 2020 n. 5, cancellati durante il 2020 n. 5. Volontari totali da assumere per il calcolo n. 15.

Rapporto lavoratori/soci-volontari: 10/15 = 66,6% (limite NON rispettato in quanto >50%).

 

In merito alla tipologia di “lavoratori” da considerare nel calcolo della prevalenza si può sostenere che si tratti solo dei lavoratori subordinati e delle altre figure ad essi assimilabili (lavoratori somministrati, distaccati, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa), senza quindi considerare anche i lavoratori autonomi, nelle loro varie configurazioni contrattuali. Tale interpretazione deriva dal fatto che l’art. 33, comma 1, secondo periodo, ai fini del parametro della prevalenza, richiama i “lavoratori impiegati nell’attività”, facendo intendere che debba trattarsi di persone coinvolte in modo organico e interno nell’attività dell’ODV. Sul punto non vi sono ancora indicazioni ministeriali, per cui a titolo precauzionale sarebbe opportuno considerare anche le prestazioni dei lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda i soci-volontari sarà necessario fare riferimento alle persone in possesso della doppia qualifica e quindi iscritte sia nel “libro degli associati o aderenti” sia nel “registro dei volontari”.Anche su questo punto non vi sono ancora indicazioni ministeriali.

 

b) Le conseguenze dello sforamento

Il calcolo della prevalenza, effettuato con i criteri ed i tempi sopra indicati, pone due ulteriori problemi tra loro strettamente connessi:

*) quali siano le conseguenze del superamento del limite;

**) da quando si applichino tali conseguenze.

Sotto il primo aspetto si nota che la norma dell’art. 33 CTS si rivolge all’ODV al fine del mantenimento della sua iscrizione nel RUNTS, in particolare nella sezione dedicata alle ODV (art. 46, comma 1, lett. a CTS) che comporta, come è noto, anche agevolazioni fiscali e amministrative specifiche (e più vantaggiose) rispetto a quelle spettanti alle restanti categorie di ETS. E’ ragionevole pertanto ritenere che lo sforamento del parametro della prevalenza costituisca causa ostativa alla permanenza nel RUNTS nella sezione specifica delle ODV

La rilevazione di tale causa ostativa tocca, in prima battuta, alla stessa ODV che dovrà attivarsi per chiedere la trasmigrazione in altra sezione del RUNTS, rinunciando pertanto alle agevolazioni fiscali e amministrative specifiche delle ODV: ciò comporterà la modifica dello statuto sociale e l’adeguamento alle nuove norme applicabili ai fini contabili, fiscali e amministrativi.

In seconda battuta compete al RUNTS e agli altri pubblici uffici addetti al controllo degli ETS effettuare la verifica del superamento del limite della prevalenza, anche a distanza di anni entro i termini di decadenza previsti dalle varie leggi settoriali, applicando le conseguenze previste dal CTS e/o dalle altre leggi settoriali. In tale ambito il RUNTS, direttamente o tramite le reti associative o i CSV autorizzati, potrà intimare all’ODV di effettuare la trasmigrazione in altra sezione del Registro stesso e, se disatteso, provvedere alla sua cancellazione; l’Agenzia delle Entrate potrà negare il godimento delle agevolazioni fiscali connesse allo status di ODV riprendendole a tassazione; gli enti pubblici potranno risolvere di diritto le convenzioni in essere; ecc..

Cosa accade se il controllo esterno avviene a distanza di anni e rileva lo sforamento per uno specifico esercizio sociale mentre per gli esercizi successivi il rapporto è rispettato? La domanda è insidiosa specialmente per i controlli fiscali: probabilmente le agevolazioni fiscali godute nell’esercizio sociale in cui è avvenuto lo sforamento saranno revocate, con recuperi a tassazione e sanzioni, mentre saranno lasciate valide per gli esercizi successivi. Come può effettuare questo controllo di fatto l’ente pubblico con cui l’OdV ha in essere una convenzione? E se l’associazione ha autocertificato la propria natura di OdV, poi contestata dal Runts o dall’AdE, incorre nell’ipotesi di reato ex DPR 445/2000? Si tratta di uno dei (tanti) lati oscuri del CTS su cui si attendono chiarimenti ufficiali.

Sotto il secondo aspetto, quello temporale, l’art. 33 CTS non offre soluzioni per cui occorre fare riferimento ad altre norme del CTS che possano offrire spunti interpretativi. 

In tale ottica pare corretto fare riferimento al regime fiscale delle ODV, che presenta rilevanti vantaggi rispetto al regime fiscale degli altri ETS, per cui non si ritiene corretto che l’ODV possa continuare a godere degli stessi nel caso di perdita dei requisiti. Tale principio deriva dalla regola fondamentale posta dall’art. 79, comma 5-ter CTS, per cui “il mutamento della qualifica, da ente del terzo settore non commerciale a ente di terzo settore commerciale, opera a partire dal periodo d’imposta in cui l’ente assume natura commerciale”. In sostanza la perdita dei requisiti che consentono di godere di agevolazioni fiscali ha decorrenza dallo stesso periodo d’imposta in cui essa si verifica (quindi dall’1/1 dell’anno in questione per i soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare); tale principio dovrebbe essere quindi applicabile in via generale anche nel caso di sforamento del limite del rapporto lavoratori/volontari.

 

Riprendendo l’esempio 2 sopra riportato, l’ente in questione avrebbe perso i requisiti specifici di ODV con decorrenza all’1/1/2020, in modo retroattivo, per cui dovrebbe rimborsare tutte le agevolazioni fiscali e amministrative godute nel 2020 in funzione di tale specifica qualifica. Se il conteggio di prevalenza viene sforato per via di assunzioni di lavoratori fatte nel mese di dicembre appare in tutta la sua evidenza la gravità delle conseguenze e la possibilità di errori commessi in buona fede. Tuttavia il dato letterale del CTS non pare offrire appigli per una diversa scansione temporale e, soprattutto, non pare prevedere un “periodo di grazia”.

 

2.5.2 – Le APS ⋅ Associazioni di promozione sociale

In modo analogo a quanto sopra visto per le ODV, l’art. 35 CTS prevede che le associazioni di promozione sociale siano iscrivibili al RUNTS come tali se ed in quanto operano “avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati”.

A presidio di tale principio l’art. 36 CTS impone alle APS il rispetto di due criteri operativi, simili a quelli previsti per le ODV:

a) le prestazioni di lavoro retribuito (subordinato, autonomo o di altra natura) possono sussistere “solo quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento dell’attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità”;

b) ”in ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superire al cinquanta per cento del numero dei volontari o al cinque per cento del numero degli associati”.

Rispetto a quanto sopra detto per le ODV, per le APS varia solamente il parametro a cui fare riferimento per il calcolo della prevalenza, in quanto esse possono utilizzare sia il numero dei soci-volontari che il numero dei soci totali, inclusi tra questi anche quelli che non prestano attività di volontariato.  In sostanza le APS possono effettuare un doppio calcolo di prevalenza e considerare valido quello che soddisfa il parametro, tralasciando l’altro.

(Per tutti gli aspetti della “prevalenza” si rinvia al paragrafo precedente sulle ODV)

La possibilità per le APS di poter effettuare un doppio calcolo deriva dal fatto che esse sono considerate dal CTS come enti volti prevalentemente a soddisfare i bisogni dei soci e non della collettività in generale per cui si ritiene normale che vi possa essere un numero di soci-volontari contenuto rispetto alla base sociale complessiva.

 

Valgano i seguenti esempi di conteggio del limite.

Caso 1)

-Lavoratori retribuiti durante il 2020: in totale n. 10. 

-Soci-volontari presenti all’1/1/2020 n. 20, iscritti durante il 2020 n. 10, cancellati durante il 2020 n. 5. Soci-volontari totali da assumere per il calcolo n. 30.

-Soci totali presenti all’1/1/2020 n. 150, iscritti durante il 2020 n. 60, cancellati durante il 2020 n. 30. Soci totali da assumere per il calcolo n. 210.

Rapporto lavoratori/soci-volontari: 10/30 = 33% (limite rispettato)     

Rapporto lavoratori/soci totali: 10/210 = 4,76% (limite rispettato)

L’APS non ha problemi in quanto entrambi i conteggi sono a posto.

 

Caso 2)

-Lavoratori retribuiti durante il 2020: in totale n. 10.

-Soci-volontari presenti all’1/1/2020 n. 10, iscritti durante il 2020 n. 5, cancellati durante il 2020 n. 5. Soci-volontari totali da assumere per il calcolo n. 15.

-Soci totali presenti all’1/1/2020 n. 150, iscritti durante il 2020 n. 60, cancellati durante il 2020 n. 30. Soci totali da assumere per il calcolo n. 210.

Rapporto lavoratori/soci-volontari: 10/15 = 66,6% (limite NON rispettato).

Rapporto lavoratori/soci totali: 10/210 = 4,76% (limite rispettato).

L’APS farà valere questo secondo metodo di calcolo per mantenere il suo status specifico e le agevolazioni da esso derivanti.

 

 

comments powered by Disqus