Le assenze dal lavoro del volontario

Dal  libro “ASPETTI AMMINISTRATIVI, LEGALI E FISCALI DELLE O.D.V.”

IL LAVORO DEI DETENUTI

1 – Il nuovo regime penitenziario

La L. 354/1975 ha profondamente innovato la struttura

dell’ordinamento penitenziario, cercando di attuare il precetto costituzionale del recupero del “cittadino che ha sbagliato”, in funzione del suo reinserimento nella società civile.

A tale fine le varie norme della legge agiscono su due grandi direttrici:

•apertura del carcere alla società civile;

•tutela della personalità del carcerato.

La riforma prevede per le o.d.v. e per le altre espressioni

della solidarietà civile hanno ampi spazi di intervento a favore dei detenuti e delle loro famiglie.

Uno di questi ambiti di intervento è quello del lavoro  e della formazione professionale dei detenuti, considerati strategici per il recupero e il successivo reinserimento sociale degli stessi.

 

2 - Il lavoro dei detenuti

Gli artt. 20 e ss. della L. 354/1975 e gli artt. 47 ss. del

D.P.R. 230/2000 (regolamento) disciplinano il lavoro dei detenuti, che si può dividere su tre tipologie:

•lavoro interno al carcere e alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria (c.d. lavoro “domestico”);

•lavoro interno al carcere, ma alle dipendenze di imprese private esterne (c.d. lavoro “intramoenia”);

•lavoro esterno al carcere, alle dipendente di imprese private esterne (c.d. lavoro “esterno”).

Il detenuto che lavora è soggetto, contemporaneamente, a due tipi di rapporti giuridici:

•il rapporto di diritto pubblico con l’Amministrazione Penitenziaria, legato al suo status di detenuto (-> restrizione della libertà a causa dell’espiazione della pena);

•il rapporto di diritto privato con il datore di lavoro.

In questa coabitazione il rapporto di diritto pubblico è,

evidentemente, il principale al quale deve, se del caso, essere subordinato il secondo. 

Ad esempio è questo il caso del trasferimento del detenuto ad altro carcere, che può costituire giusto motivo di recesso dal lavoro esterno, senza diritto del datore di lavoro a reclamare danni o altre misure compensative.

La L. 354/1975 ed il regolamento D.P.R. 230/2000 disciplinano l’intero percorso del detenuto avviato al lavoro:

•le categorie di detenuti ammissibili al lavoro, sia interno che esterno;

•i casi di revoca di tale permesso;

•il ruolo del Magistrato di Sorveglianza;

•i caratteri dei soggetti che si propongono come committenti del lavoro “domestico” o come datori di lavoro del lavoro “intramoenia” ed “esterno”;

•il coinvolgimento degli enti locali e dei Centri per l’Impiego.

Altro aspetto fondamentale è che il rapporto di lavoro “intramoenia” ed “esterno” è regolato dalle ordinarie norme giuridiche, valide per i dipendenti “normali”. In particolare l’art. 48 del D.P.R. 230/2000 prevede che “i detenuti … ammessi al lavoro all’esterno esercitano i diritti riconosciuti ai lavoratori liberi, con le sole limitazioni che conseguono agli obblighi inerenti all’esecuzione della misura privativa della libertà”.

Solo per il lavoro “domestico” vi sono talune restrizioni, legate alla gestione della struttura carceraria, ma non sono di nostro interesse specifico.  

Questo punto è molto importante: al rapporto di lavoro “intramoenia” o “esterno” del detenuto si applicano le regole previste dal diritto del lavoro in relazione ai suoi vari aspetti:

•tipologia di contratto

•inquadramento sindacale

•livelli retributivi

•diritti connessi (ferie, permessi, 13^, tfr)

•coperture assicurative e previdenziali.

Unico tratto particolare, derivante dalla condizione di detenuto, è che “i datori di lavoro dei condannati … in regime di semilibertà sono tenuti a versare alla direzione dell’istituto la retribuzione al netto delle ritenute previste dalle leggi vigenti e l’importo degli eventuali assegni per il nucleo familiare dovuti al lavoratore.”. Inoltre “i datori di lavoro devono … dimostrare alla stessa direzione l’adempimento degli obblighi relativi alla tutela assicurativa e previdenziale” (art. 54 D.P.R. 230/2000). 

Tale norma si spiega con il fatto che, su tali retribuzioni, l’Amministrazione Penitenziaria ha diritto di prelevare talune spese di giustizia, eventualmente rimaste a carico del condannato.

 

3 - Ruolo dell’OdV 

L’OdV che opera nel settore penitenziario deve essere

accreditata presso l’Amministrazione Penitenziaria e può operare in collaborazione con gli enti locali e con gli enti dediti alla formazione professionale. In tale veste può gestire progetti di inserimento lavorativo dei detenuti o collaborare a percorsi di formazione professionale autorizzati dalla Regione (o Provincia).

In ambito lavorativo l’OdV, semplificando, può svolgere due diversi tipi di ruolo:

•ruolo di “coordinatore di progetti”, facilitando il contatto con le ditte interessate ad assumere i detenuti;

•ruolo di vero e proprio “gestore in proprio” di attività lavorative o formative.

Nel primo caso l’OdV non assume diritti/doveri nei confronti del singolo detenuto lavoratore, che verrà inquadrato dalla singola ditta.

Nel secondo caso l’OdV assume i diritti/doveri nascenti dal tipo di contratto stipulato con il singolo detenuto, sempre nell’ambito del progetto approvato dall’Amministrazione Penitenziaria.

E’ il caso dell’OdV che impiega un detenuto per la gestione della propria segreteria.

 

4 - Rapporti contrattuali OdV/detenuto

Tenendo conto quanto sopra esposto ne deriva che l’OdV può

stipulare con il detenuto vari tipi di contratti di lavoro, rientranti nelle consuete macro categorie:

•lavoro subordinato;

•lavoro autonomo.

 

a)Lavoro subordinato

Nell’ambito del lavoro subordinato l’OdV applica le regole ordinarie e può anche attingere a taluni tipi di agevolazioni:

•subordinato a tempo determinato/indeterminato;

•apprendistato ordinario;

•apprendistato professionalizzante;

•lavoratori disabili (L. 68/1999) (handicap, invalidi > 33%, ciechi, sordi, invalidi per motivi di servizio);

•tirocinio formativo;

•contratti d’inserimento;

•lavori socialmente utili (D. Lgs. 468/1997, D. Lgs. 81/2000).

Per l’instaurazione e la successiva gestione di detti rapporti l’OdV deve avvalersi di un servizio paghe (consulente del lavoro o associazione di categoria).

Per i l.s.u. non si tratta di un vero e proprio rapporto di lavoro, in quanto l’indennità (pari a € 503,92 per il 2007 v. Circ. INPS 30/2007) viene erogata dall’INPS. I l.s.u. derivano da progetti realizzati tramite la rete dei Centri Per l’Impiego, spesso con l’intervento degli enti locali. 

Si segnala che le cooperative sociali godono della riduzione al 20% dei contributi relativi al lavoro dipendente dei detenuti, sia esso “intramoenia” che “esterno”, mentre per le altre imprese private tale riduzione è applicabile solo per il lavoro “intramoenia” (v. L. 193/2000 e circ. INPS 134/2002).

 

b)Lavoro autonomo

Questi tipi di rapporti devono essere previsti nella

convenzione con l’Amministrazione Penitenziaria e possono essere di vario genere:

•apertura P.IVA del detenuto (come imprenditore o lavoratore autonomo);

•collaborazione con o senza progetto;

•collaborazione occasionale.

Il primo caso è abbastanza remoto, anche se previsto dalle norme, sia nella forma “intramoenia” che “esterno”. (art. 20 L. 354/1975 e artt. 51 e 54 D.P.R. 230/2000.

Gli altri casi ricadono nelle condizioni, limiti e regole previste dal D. Lgs. 276/2003 (c.d. legge “Biagi”).

In proposito si rimanda ai relativi capitoli.

Anche in questo caso è opportuno avvalersi di un servizio paghe.

 

5 - Borse di studio

L’OdV, nell’ambito del progetto approvato dall’Amministrazione

Penitenziaria, può anche favorire il percorso di formazione professionale di un detenuto, erogando una borsa di studio.

Tale “borsa di studio” non integra gli estremi del rapporto di

lavoro, né subordinato né autonomo, ed ha carattere di aiuto all’acquisizione di una qualifica da acquisire tramite la frequenza a corsi di formazione accreditati dalla Regione, che sarà spendibile sul mercato del lavoro, sia per successivi lavori in regime di semi-libertà che all’uscita definitiva dal carcere. 

Essa non può e non deve “mascherare” un vero e proprio rapporto di lavoro.

 

6 - Riflessi fiscali per le OdV

L’Odv che ha in gestione diretta un detenuto che lavora deve

rispettare gli adempimenti contrattuali e previdenziali (seguiti dal servizio paghe) e taluni adempimenti fiscali.

Tra questi ultimi si segnalano:

•i versamenti delle ritenute fiscali 

•la compilazione della dichiarazione mod. 770

•la soggezione ad IRAP.

In merito all’IRAP si ricorda che l’OdV deve tenere separate le basi imponibili riferibili:

•al settore “imprenditoriale” (se esistente), gestito inserendo le voci di ricavi e di costi “imprenditoriali”, individuate con il criterio del bilancio;

•al settore “istituzionale”, gestito con il sistema “retributivo”.

Le retribuzioni o i compensi corrisposti ai lavoratori

detenuti possono essere parte della base imponibile IRAP, con limiti e criteri da valutare caso per caso.

Si ricorda che, per le OdV/ONLUS, molte Regioni hanno deliberato l’esenzione da IRAP o la riduzione dell’aliquota.

 

 

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