GIVE ME FIVE - I documenti di base di una a.s.d.

(estratto dal corso: COME GESTIRE UNA ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA)

A.S.D.: RIFLESSI FISCALI SULLA CONTABILITA'

Le a.s.d. sono “enti non commerciali” per cui ai fini fiscali le attività svolte si dividono in due macro classi:

a- quelle che sono considerate, a vario titolo, “non d’impresa commerciale” (istituzionali + decommercializzate);

b- quelle che sono considerate “d’impresa commerciale”.

Per le attività comprese nella macro classe “a”, basta tenere la contabilità istituzionale, senza una diretta rilevanza fiscale, se non ai fini dei controlli che l’Agenzia delle Entrate può effettuare su qualunque soggetto (persona fisica o associazione).

 

Per le attività comprese nella macro classe “b”, se effettivamente svolte, sorge l’obbligo di tenere anche una contabilità separata a diretta rilevanza fiscale.

 

IL REGIME FISCALE DELLE ATTIVITA’ DELLE A.S.D.

1) NON COMMERCIALI (istituzionali)       

    -NO SCRITTURE CONTABILI FISCALI           

 -NO IRES      

                     ↓                                   ↓                             ↓

                  PURE                       DECOMMERCIA                  LIZZATE

Quote associative, gestione           Attività verso i soci               art.4 IVA

patrimoniale(titoli, immobili)              art.148 Tuir                   Attività in convenzione con

raccolta fondi                                                               gli enti pubblici art. 143 Tuir

 

2) COMMERCIALI

-SI SCRITTURE CONTABILI FISCALI

-SI IRES 

-SI IVA

Attività organizzate ad impresa verso i terzi  a denaro eccedenti i regimi indicati sopra:

- Vendita beni

- Somministrazione di pasi

- Pubblicità e sponsorizzazioni

- Servizi a non soci o non tesserati

 

E’ ovvio che non esista uniformità di vedute sulla classificazione fiscale precisa delle varie attività svolte dall’a.s.d., per cui l’Agenzia delle Entrate può sempre eccepire che una specifica attività sia/non sia “decommercializzata”, recuperandola a tassazione con le sanzioni del caso. Tale stato di incertezza deriva dalla scarsa chiarezza delle norme e dall’assenza di adeguata giurisprudenza.

Classico è il caso dei proventi derivanti da convenzioni con enti pubblici, che l’Agenzia delle Entrate ritiene spesso di natura “commerciale”, senza dare peso all’art. 143 TUIR. Ma si pensi anche al caso dei servizi di sauna offerti da alcune a.s.d.: il fisco ritiene che i relativi proventi non possano essere considerati decommercializzati in quanto non strettamente funzionali all’attività sportiva.

 

In presenza delle attività “commerciali” occorre tenere le scritture contabili fiscali previste dal D.P.R. 600/1973, che possono dare luogo a più varianti (o “regimi contabili”), in funzione del volume dei ricavi del solo settore “commerciale”.

REGIMI CONTABILI FISCALI 

REGIME RICAVI REGISTRI
Contabilità semplificata

Prestazioni di Servizi < € 400.000,00 

Cessioni di beni < € 700.000,00

Registri IVA (integrali a fini Ires)
Contabilità forfetaria legge 398/1991 (per opzione) Prestazioni di servizi e/o cessione di beni < € 250.000,00  Registro Iva L.398/91
Contabilità ordinaria

Prestazioni di servizi > € 400.000,00

Cessioni di beni > € 700.000,00 

Per opzione

Libro giornale

Libro inventari

Registro IVA

Ovviamente qui si tratta della tenuta delle scritture contabili fiscali relative all’esercizio di attività ritenute fiscalmente d’impresa commerciale; resta fermo che anche le attività “non commerciali”, pur non avendo obblighi contabili, sono soggette alle regole di tassazione previste per le varie tipologie di redditi posseduti da un ente non commerciale, simili a quelle applicabili per le persone fisiche (canoni di locazione, interessi attivi, cedole di titoli, ecc.).

Le rendite finanziarie (interessi attivi, dividendi) sono soggette a forme di tassazione alla fonte, senza obblighi dichiarativi, mentre le rendite derivanti dagli immobili (siano esse meramente catastali che derivanti da canoni di locazione) comportano l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e pagare l’IRES.

 

La corresponsione di redditi a lavoratori subordinati, parasubordinati o autonomi senza P. IVA comporta anche l’obbligo di presentare la dichiarazione annuale ai fini IRAP

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